Istruire all’empatia

Nasciamo in una società che ha una cultura, le culture cambiano ma questo tratto ci distingue dal resto del regno animale di cui comunque sul piano biologico facciamo parte.

Tutte le culture hanno tratti distintivi così come tratti che le accomunano, uno dei tratti che le accomunano è la violenza, e la violenza ha una base culturale non naturale anche se per decenni si è tentato di naturalizzarla, al fine di giustificare chi a qualunque livello (economico, psicologico e fisico) la impiegasse.

Invece ad essere naturale è l’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona.

Educazione e DNA: l’empatia ed il suo allenamento

  • L’empatia è comune a tutti gli animali, umani compresi, è un bagaglio che abbiamo di natura, e rappresenta la capacità di comprendere il punto di vista delle altre persone senza giudicarle, in tempi di odio collettivo sembra di parlare un altra lingua nell’affermare che è innaturale proprio il giudizio ed è invece naturale e sano provare empatia.
  • La società non istruisce a coltivare quest’ultima, anzi fa esattamente l’opposto, istruisce a distaccarsene quindi induce le persone a far male a loro stesse e poi attraverso quel distacco a far del male anche ad altre persone.
  • Immedesimarsi negli altri sembra esser passato di moda, specie se questo significa mettere da parte il proprio ego ed i giudizi morali. Eppure l’empatia rappresenta un tratto della personalità essenziale per l’interazione con il prossimo e le relazioni sociali, anche durante l’infanzia.

Etimo della parola empatia

Questa parola deriva dal greco empatéia, parola che mette assieme la particella en, che significa all’interno o dentro, e pathos, che assume il significato di sentimento e/o sofferenza, ciò si traduce con: “stare all’interno del sentimento”, per cui: sentire dentro.

Si comprende quanto questa funzione naturale assuma anche una valenza sociale che ricade sull’importanza di una relazione.

Come ogni attitudine potenziale, e bagaglio naturale, questa va esercitata, allenata, basti pensare che noi attiviamo l’empatia tutti i giorni in alcuni contesti e con alcune persone, e la mettiamo da parte invece (auto condizionandoci e quindi esercitando una violenza su noi stessi) in altri contesti, un esempio è il rapporto sociale che intercorre tra capi e sottoposti, oppure tra donne e uomini, questo avviene perché ci viene insegnato che alcuni meritano empatia mentre altre ed altri no, di conseguenza veniamo educati alla discriminazione e all’odio, per cui su chi poi esercita dei comportamenti si agisce preventivamente con violenza.

Empatia è immettersi nel sentimento dell’altra persona.

Assume questo senso sociale il termine che descrive un attitudine come detto.

Portando questo discorso nel quotidiano ci si accorge che in maniera più o meno inconsapevole si tratta di un fenomeno psicologico basilare per ogni relazione sociale e per il funzionamento di ogni relazione, compreso il semplice dialogo.

Le relazioni sociali ci presentano ogni giorno un necessario esercizio all’ascolto attivo e alla capacità di accogliere, riconoscendo i sentimenti, ed il vissuto altrui per condividere profondamente con l’altra persona l’esperienza relazionale.

L’empatia risulta essere uno strumento raffinato e potente che consente di aumentare la cooperazione e l’estensione del benessere collettivo quando ad agirla sono i singoli, tutte e tutti i singoli che vanno così a rafforzare i rapporti interpersonali, migliorando la qualità delle relazioni, e andando ad aumentare il livello di coesione di qualunque gruppo e sistema che nella società si va a definire.

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